Territorio e storia

Ultima modifica 14 maggio 2024

Pietra Marazzi

Paese collinare del Medio Monferrato situato a 95 metri di altezza sul livello del mare (80 alla confluenza del fiume Tanaro con la Bormida), in provincia di Alessandria, da cui dista circa 8 km. Il nucleo storico dell’abitato si estende su di un poggio leggermente rialzato a ridosso della riva sinistra del fiume Tanaro, cinto per tre lati da colli (bricco di S.Giovanni, Monte Mariano e bricco S.Ilario) sui quali è andata espandendosi l’edilizia residenziale negli ultimi decenni del XX secolo. Il comune di Pietra Marazzi confina ad est con la rocca di Montecastello, a nord con Pecetto, a sud e sud-ovest, tramite il fiume Tanaro, con Alessandria, e a nord-ovest con Valle S.Bartolomeo, sobborgo del capoluogo. Assieme alla frazione di Pavone (situata al confine sud su un’altura a picco sulla riva sinistra del Tanaro, a 137 metri sul livello del mare, con nucleo edilizio storico disposto a corona attorno al sito dell’antico castello), il territorio comunale si sviluppa su una superficie di 780 ettari con una popolazione complessiva, a maggio 2010, di 909 abitanti (431 maschi, 478 femmine). 


Storia 

La sua storia si è più volte intrecciata con quella dei due borghi limitrofi, Pavone e Montecastello, alternatisi più volte nel tempo tra la condizione di feudi o comuni indipendenti a quella di sobborghi o frazioni del territorio di Pietra.
Periodo ligure 
Pietra Marazzi è situato in un territorio anticamente abitato dai Liguri, successivamente conquistato dai Romani. Sull’attribuzione della denominazione attuale “Pietra Marazzi” alla presenza dell’antico popolo dei Marici (una tribù stanziale dell’agro alessandrino, ovvero il nome generico di una parte della popolazione dei Liguri), molti storici antichi e moderni hanno a lungo dissertato con opinioni contrastanti. Se la tesi più affascinante è indubbiamente quella che fa riferimento ai suddetti Marici - Petra Maricorum – (ipotesi supportate da numerosi ritrovamenti archeologici litologici nei terreni alla sinistra e alla destra del Tanaro, nell’area compresa tra Bassi-gnana/Rivarone e Castelceriolo/Marengo, ovvero la parte collinare e la pianura, che testimoniano la presenza insediativa e abitativa in questi luoghi dell’agro alessandrino fin dall’era paleolitica), è altrettanto forse più verosimile che l’attributo “Marazzi” che viene ad aggiungersi nel XV secolo alla primitiva denominazione di Petra, Pietra (volgarizzato per metatesi nel XVI secolo in Preda) possa derivare da un’antica e potente famiglia (i Marazzi de Sancto Nazario o Sannazzaro) presenti in Pietra dal XII secolo ed estintisi nella metà del XVI secolo (Guido Sannazzaro fu infatti il primo feudatario, beneficiario, in Pietra, di cui si ha notizia storica); ancora: nel Liber Crucis di Alessandria è riportato un documento del 1337 (doc. CXXV) in cui si parla di Marraci de Petra. Da qui: “Petra de’ Marraciis”, “Petra Maratiorum” o “Petra Maraciorum” (Pietra de’ Marazzi, Pietra Marazzi, Pietramarazzi). 


Periodo romano 

Della presenza romana sul territorio di Pietra, al di là di ritrovamenti occasionali (monete, piccoli manufatti in bronzo, sacelli marmorei, ecc.) restano ancora a testimonianza due strade (o tratti d’esse) che lo attraversavano. Una prima strada, Romea (o Reale), snodandosi nella piana che costeggiava il Tanaro, passava per Montecastello (l’antico Pontianum del contado pavese, luogo della romana famiglia Ponzia) e attraverso Pietra andava a congiungersi nell’agro, ove sarebbe stata poi fondata la Città Nuova di Alessandria, con la via Fulvia, che collegava Tortona (Derthona) con Villa del Foro (Forum Fulvii). Detta strada, per il naturale e progressivo spostamento della riva sinistra del fiume e per i periodici straripamenti, fu oggetto di diversi rifacimenti e spostamenti nel tempo (trasportata nel XVIII secolo verso il paese, fu ancora nel 1862, per impraticabilità, sostituita
dallo stradale detto dei Rovinati che passa sopra la collina. L’antica strada sul piano veniva ad essere riattata dal comune di Pietra Marazzi nel 1937 e, in epoca recente, trasformata in strada di circonvallazione. Una seconda strada romana, militare, diramandosi dalla via Aemilia nei pressi di Tortona e costeggiando il fiume Tanaro passava in territorio di Pietra e, riprendendo il tracciato dell’attuale strada per Valle San Bartolomeo, proseguiva per la Cerca in direzione di Valenza o di Asti.


Alto Medioevo

I primi documenti relativi a Pietra portano le date del 967 e 999, riportati nel Codice Diplomatico Longobardo e nel Cartario Alessandrino. Nel primo il paese è denominato “locus Petra”, nel secondo “castrum Petra”; ma Pavone, (Paonum, dall’antico Pago) è già menzionata in alcuni diplomi di donazione da parte del re Liutprando (707, 708, 713) di alcuni beni al monastero di S.Pietro in Ciel d’Oro di Pavia e in altri, da parte di Ottone I allo stesso monastero, di diverse terre, fra cui la “corte di Pavone con la cappella di S. Germano” (850, 912) e di Ottone II (9 aprile 962).. Delle fortificazioni dell’antico castrum di Pietra restano alcuni tratti murari in blocchi di arenaria all’interno di alcuni edifici lungo l’attuale via Roma, all’angolo della stessa con piazza del Peso e sul retro della Parrocchiale, e due torri circolari in mattoni, per buona parte inglobate nei corpi di fabbrica edilizi d’epoca successiva; della cinta muraria, con buon margine di tolleranza, si può trarre una visione d’insieme da un quadro ad olio della prima metà del Seicento, conservato presso la chiesa parrocchiale. La torre quintangolare sul piazzale della rocca (resto superstite dell’antico Castello), già adibita nel XVI secolo a carcere e luogo di tortura, fu abbattuta nel 1801, per concessione del conte Cane-Bisnati, per l’allargamento della piazza della Chiesa, con spianamento del terrapieno che la circondava. L’antico fossato medioevale (che correva per 300 metri lungo il fronte ovest delle mura in via Mandamentale, attuale via Roma, largo 3 metri e di profondità variabile tra gli 80 cm ed i 2 metri, attraversato da “ponticelli” che permettevano il passaggio alle vie centrali e gli accessi alle abitazioni), viene coperto agli inizi del XX secolo (giugno 1907), opera resasi necessaria per le continue cadute incidentali, sia di animali che di persone. Già al principio del secolo XIV si fa menzione del porto della Pietra sul Tanaro, tenuto in consegna da un portinaio, e di diversi mulini natanti per la macina dei cereali. 


Contea/Principato di Pavia – I Visconti e gli Sforza 


Già dai primi documenti Pietra risulta aggregata al territorio e alla diocesi di Pavia, prima semplice comune del ducato di Milano, poi eretta in Contea da Venceslao re dei Romani e imperatore di Germania, con diploma del 15 ottobre 1395, assieme al territorio ticinese. Nel 1250 la Pietra veniva considerata come “la prima tra le terre dell’Oltrepò pavese”. Nel 1308 Pietra, con Pavia, giura fedeltà al re Roberto d’Angiò; nel 1349 passa a Galeazzo Visconti duca di Milano, pur continuando a far parte della contea di Pavia. Solo nel 1449 Pietra rimane sotto la Signoria del marchese di Monferrato, in quanto, nel 1450, il duca Francesco Sforza toglie a Guglielmo il dominio dei luoghi che gli aveva ceduto. Benchè aggregata a Pavia, Pietra manteneva, in quanto “feudo privilegiato”, i diritti giurisdizionali, in forza dei quali godeva della separazione dalla giurisdizione di Pavia, conservando, cioè, indipendenza comunale. Per lo stesso motivo, dal 1478, Pietra con Pavone assieme ad altre terre, era esente dal dazio di Alessandria, privilegio del quale già godeva per tutta la Lomellina. Dal 1485 Pietra s’era già dotata di Statuti, ai quali si riportavano i pretori nelle loro sentenze e le coppie nei patti patrimoniali. L’8 luglio 1485 veniva nominato feudatario della Pietra Giovanni del Conte; nell’atto d’investitura il duca Giovanni Galeazzo Maria Sforza “esentava, liberava e separava il luogo di Pietra Marazzi … dall’obbedienza e rispondenza di Alessandria e di qualsiasi altra città”. Nel 1499 la contea di Pavia con tutto il suo territorio è elevata a Principato dall’imperatore
Massimiliano, secondando le istanze del duca Ludovico Sforza. Gli abitanti di Pietra, che avevano i dovuti requisiti, e “per osservanza antica e antichissima, erano in possesso d’essere ammessi tra li dottori collegiati di Pavia, tanto legisti come medici, e tra li notari collegiati d’essa città, con la facoltà d’esercire il loro rispettivo ufficio tanto in Pavia come fuori per tutto il Principato”. Alla metà del XVI secolo risalgono i primi bandi campestri di Pietra (successivamente integrati con modifiche agli inizi del XVII e del XVIII secolo). Tra le Famiglie più rappresentative degli antichi feudatari di Pietra: i Sannazzaro/Marazzi (XII sec. – metà sec. XVI), (Petracali) de Cortona (metà XV secolo), i Guasco (inizi XVI sec.); tra i feudatari di Pietra e Pavone: gli Stampa (inizi XVI secolo), i Sacchi (1530 – 1550), i Cane-Bisnati (metà XVI – XIX secolo). Tra le più antiche famiglie del paese: i Guerci, i Quargnenti, i Redda. 


Occupazione francese e dominio spagnolo 


Il 23 aprile 1525 il duca Francesco II Sforza investiva Pietro Martire Stampa (già capitano e preside della Cittadella di Alessandria dal 1485) dei feudi di Pietra Marazzi e di Pavone. Lo stesso, il 9 ottobre 1502, aveva ottenuto da Massimiliano re dei Romani l’erezione di Baronia del luogo di Montecastello , a suo favore e a favore dei suoi discendenti. Occupata dai Francesi che avevano invaso il milanese agli inizi del XVI secolo, pur essendo sotto la dominazione spagnola dal 1535 il ducato di Milano, Pietra non ne fece mai parte né politicamente né amministrativamente, in quanto appartenente al principato di Pavia, ente autonomo ed indipendente dal ducato di Milano. Subisce tuttavia, nella metà del XVII secolo, più volte in diversi anni, distruzioni, ruberie e saccheggi, subendo anche perdite di vite umane. Nel 1696 le truppe franco-piemontesi comandate dal maresciallo Catinat e dal duca di Savoia Amedeo II, avendo posto sotto assedio la città di Valenza per sottrarla agli spagnoli, effettuavano scorrerie nel territorio circostante (tra cui Pietra), rubando, ubriacandosi nelle cantine, molestando gli abitanti. Avendo rubato i pietramarazzesi, presso la chiesa di S. Maria, dei cavalli all’esercito francese ed ucciso ad archibugiate alcuni soldati, vennero inviati dal Catinat per rappresaglia 3000 uomini tra fanti e cavalieri, i quali, scendendo da Montecastello, uccidevano più di 100 persone (tra uomini e donne) dando poi completamente alle fiamme il paese (8 ottobre 1696). 


Dominio sabaudo 

Agli inizi del Settecento Pietra, seguendo le sorti dell’oltrepò pavese, viene aggregata, sotto il dominio sabaudo, all’Intendenza Generale della città di Alessandria (pur venendo definita, con i paesi limitrofi “terra separata”). 


Dominio napoleonico

 
Sotto la dominazione francese, dal 1798 al 1804, Pietra viene a far parte della Repubblica Cisalpina e Italiana e, dal 1804 al 1814, dell’Impero francese. Napoleone (che transita per Pietra il 3 maggio 1805 recandosi a perlustrare i territori di Valenza e Bassignana) divide la provincia di Alessandria in vari Dipartimenti e Pietra viene aggregata a quello di Marengo. Dal 1805 la Pietra, da sempre legata alla diocesi di Pavia, passa alla chiesa alessandrina. 


Casa Savoia (1708-1946) 


Con la caduta di Napoleone e la disfatta dell’impero francese, ritornato al trono del Piemonte il re Vittorio Emanuele I, Pietra passa sotto i Savoia, partecipando direttamente alle vicende del Regno di Sardegna (1815-1861), all’unificazione del Regno d’Italia (1870) e alle due Guerre Mondiali, con decorazioni e medaglie al valor militare ma anche sacrificio di diverse vite umane. Dal 1862 inizia il trasporto dei passeggeri da Pietra ad Alessandria tramite una vettura a quattro posti (dei quali due riservati ai Pietramarazzesi), evitando così il lungo tragitto che un tempo veniva effettuato a soma o a piedi. Agli inizi del Novecento Pietra Marazzi, assieme ai comuni di Bassignana, Alluvioni Cambiò,
Montecastello, Pavone e Rivarone, fa parte del Mandamento di Bassignana (uno degli 11 mandamenti della provincia di Alessandria, con un’estensione di 50 kmq). Con R.D.L. 17 marzo 1927 n° 383, dal 1928 Pietra Marazzi diventa capoluogo del comune che comprende le frazioni di Pavone e di Montecastello (quest’ultimo, dal 1956, ritorna ad essere comune indipendente). Durante la seconda Guerra Mondiale il paese è diviso tra chi crede ciecamente agli ideali del Fascismo (diversi soldati e militi di Pietra partecipano alla conquista dell’Impero in Africa e combattono in Spagna) e tra chi lotta per liberare l’Italia dallo stesso e dall’alleato tedesco. Anche Pietra Marazzi viene così ad avere un ruolo attivo all’interno delle Repubbliche Partigiane del Monferrato ospitando sul suo territorio (in particolare a Montecastello) diverse formazioni. Da ricordare alcuni gravi episodi di rappresaglia nazi-fascista, a seguito dei quali persero la vita alcuni pietramarazzesi. 


La Repubblica 

Dal calo demografico subito da Pietra Marazzi tra le due guerre (404 abitanti nel 1931 contro le 839 unità del secolo precedente) si assiste, dalla seconda metà del XX secolo, ad una netta ripresa di crescita di popolazione. Negli ultimi trent’anni del XX secolo, in particolare, il comune, favorito dalla sua posizione collinare, dalle bellezze naturali-paesaggistiche e d’immagine ambientale, nonché dalla prossimità col capoluogo, diventa oggetto di pressanti richieste d’insediamento abitativo, sia di tipo turistico (seconda casa) che residenziale stanziale; vengono così a determinarsi diverse zone di espansione residenziale perlopiù localizzate sulle alture a corona del vecchio abitato, immerse nel verde, con viste panoramiche. Pietra Marazzi si inserisce così tra i comuni a forte vocazione turistica del Medio Monferrato (grazie anche alle diverse sagre e manifestazioni stagionali entrate ormai nella tradizione), ente promotore, al contempo, di iniziative per la rivalorizzazione e qualificazione del proprio patrimonio storico e dei beni culturali-ambientali presenti sul territorio.


Prof. Ing. Gianfranco Calorio

Fonti bibliografiche e documentarie - Francesco Gasparolo, Monumenta alexandrina – Carte alessandrine dell’archivio di Stato di Milano, Alessandria, Stab. cromo-tipogr./librario G.M. Piccone, 1804; - Sac. Cesare Moretti, Storia di Pietra Marazzi, Alessandria, Tip. Ferrari, Occella &C, 1940; - Pier Ciriaco Astori, Monografia storica dell’alessandrino Pavone, in: RSSAA, Bollettino della sezione di Alessandria, Casale M.to, Stab. Tip. Di M. Milano & C, 1943; - Comune di Pietramarazzi – Assessorato alla Cultura e Turismo, Il Territorio di Pavone-Pietramarazzi, mostra itinerante (in esposizione presso la Sala Consiliare Comunale) sui beni culturali nell’area del basso corso del fiume Tanaro all’intersezione con la Bormida, a cura di Gianfranco Calorio, con la collaborazione della S.O.M.S. di Pietramarazzi e del gruppo “Partecipazione insieme”, giugno 1994. - Documenti alessandrini dalle origini al 1168 – schede e indici, a cura di Maria Grazia Bellocchio, Castelnuovo Scrivia (AL), Dieffe snc, dic. 1995; - Gianfranco Calorio, Bergolium – Ricostruzione storico-iconografica del Borgo antico d’Alessandria prima della costruzione della cittadella – Vol.I: Il territorio e l’Abitato, Castelnuovo Scrivia (AL), Ed. Favolarevia, dic. 2000; Archivi di Stato di Alessandria, Torino, Pavia, Milano - archivi comunali e parrocchiali diversi. Archivi di Stato di Alessandria, Torino, Pavia – Archivi Comunali e Parrocchiali diversi


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